Il comandante racconta l’avventura di “Aria di Mare”

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Il comandante racconta l’avventura di “Aria di Mare”

L’intervista

Erica Calvani & Fabio Gabrielli

PORTO FERRAIO – Faceva il formatore nel ramo della vendita, ma aveva un grande sogno: mollare tutto e partire in barca per vedere il mondo. Un sogno, senza dubbio, comune a molti, molto meno frequente però è la capacità di realizzarlo. Nel 1995, a 38 anni, Fabio Gabrielli, milanese con la passione della barca a vela ereditata dal padre, ha deciso di realizzarlo lasciando il proprio lavoro e partendo in barca per i Caraibi. Un lungo viaggio effettuato assieme ad Erica che, prima compagna ed ora moglie, ha accompagnato Fabio nel suo sogno trasformando Nonna Elia, il Serenity di 11 metri che porta il nome della nonna di Fabio perché “lei è stata la sola a credere nel mio sogno e a spingermi a realizzarlo”, nella loro casa.

Una casa che per i primi anni cambiava continuamente il proprio orizzonte rimanendo però nelle calde acque dei Caraibi dove Fabio ed Erica hanno cominciato a svolgere quella che è poi diventata la loro professione: portare in barca i turisti facendo loro assaggiare il gusto dell’avventura. “Abbiamo vissuto nei Caraibi dal 1996 al 2001. In questi anni abbiamo imparato molto sul nostro lavoro e sulla vita in mare e in barca. Ad un certo punto però abbiamo cominciato a sentire nostalgia di casa e siamo tornati in Italia. Al nostro arrivo abbiamo costituito la società Ariadimare che ci permette di mettere in pratica qui in Italia quanto appreso nei Caraibi”.

Come si fa a sentire nostalgia di Milano veleggiando tra le isole dei Caraibi?

“A dire il vero dopo quasi sei anni avevamo due possibilità. La prima era d’infilare il canale di Panama e partire per fare il giro del mondo; d’altronde dopo aver attraversato l’Oceano Atlantico e aver risolto il primo tarlo è arrivato automaticamente il secondo: la voglia di attraversare anche l’Oceano Pacifico. La seconda opzione era di tornare a casa dove abbiamo molti affetti. Tra questi c’è mia sorella, alla quale sono molto legato, che da 30 anni vive a Lugano e che mi ha fatto scoprire un’altra grande passione”.

Quale?

“La Svizzera e in particolare il Ticino. Infatti ora che siamo tornati a lavorare nel Mediterraneo il nostro tempo libero, generalmente da fine settembre a inizio maggio, lo trascorriamo a Viganello”.

Un milanese, ed una romana (Erica è nata e cresciuta a Fregene imparando l’arte della ristorazione dal padre che aveva una pensione a due passi dal mare) che si dividono tra le onde e l’acqua salmastra e le prealpi ticinesi.

“Vivo indirettamente il Ticino da circa 30 anni, da quando ci si è trasferita mia sorella dopo aver sposato un ticinese. Sono un milanese innamorato della Svizzera e del Ticino. Col cuore e il modo di vivere mi sento assolutamente svizzero, è questo che ci fa tornare tutti gli anni in Ticino”.

Il Ticino è solo il luogo delle vostre vacanze?

“Non solo, per alcuni anni abbiamo avuto una bancarella al mercato natalizio di Lugano, vendevamo oggetti e souvenir in legno. Se troviamo la giusta occasione ci piacerebbe molto comperare un’attività in Ticino, lo scorso anno ci siamo andati vicini ma alla fine non si è concretizzata. Magari in futuro…”.

Dalla cucina della barca, dove era intenta a preparare la cena (i ruoli in barca sono per necessità ben distribuiti affinché la vacanza dei turisti sia la più tranquilla possibile, e vista la bravura di Erica ai fornelli siamo tutti felici che sia così, ndr.), Erica sente che la chiacchierata si è spostata sulla nostra realtà e interviene per dire la sua.

“In Svizzera viene voglia di vivere bene e non in modo gretto come succede a Milano o in Italia. Le persone sono portate a rispettare le regole e non si è costretti a litigare per un posteggio”.

Approfitto dell’interruzione di Erica per chiederle come ha conosciuto Fabio.

“Per lavoro capitava che Fabio venisse nella pensione dei miei genitori a tenere dei corsi di formazione per i venditori. Appena aveva un po’ di tempo e l’occasione Fabio ne approfittava per andare in barca; un giorno mi ha chiesto se volevo andare in barca con lui ed altre persone per il fine settimana e non sono più scesa. Quando poi ho detto ai miei genitori che avrei mollato tutto per partire con Fabio non posso certo dire che ne fossero felici…”.

Torniamo alla barca ed al vostro lavoro, volendo fare una vacanza in barca si trovano molti siti internet che propongono diverse offerte. Una vostra caratteristica è quella di offrire il “pacchetto cambusa” che però risulta più costoso degli altri.

“Sì, il costo è superiore rispetto ad altre offerte, ma l’esperienza ci ha permesso di osservare che dopo una giornata passata in mare arrivare in porto, andare a fare la spesa e preparare la cena in uno spazio ristretto come quello della barca non è la cosa più rilassante. Spesso i nostri ospiti, per semplificarsi la vita ed evitare discussioni con le altre persone a bordo, decidono d’andare a mangiare al ristorante. Così facendo il costo finale della loro vacanza cresce notevolmente. Con il “pacchetto cambusa” i nostri ospiti pensano solo a riposarsi e quando arrivano in porto se vogliono devono solo preoccuparsi dell’aperitivo. Ci piace che chi viene in barca non debba pensare ad altro”.

Osservando le persone e le barche in porto si notano delle differenze negli atteggiamenti e nel modo di muoversi. Differenze che inizialmente magari non saltano all’occhio, ma che dopo qualche giorno non si può fare a meno di notare. Voi avete una dimestichezza che in pochi hanno.

“Siamo barcaioli, non velisti. Marinai che vivono il mare, non amanti della vela che vivono a terra e vanno in barca occasionalmente. In Italia siamo delle mosche bianche, ma il mondo è pieno di marinai; persone dalle quali abbiamo solo da imparare perché in mare non si finisce mai di scoprire cose nuove”.

Sentendovi raccontare le vostre esperienze potrebbe sembrare che abbiate raggiunto tutti i vostri sogni. Che fine ha fatto il tarlo dell’Oceano Pacifico? A dire il vero avrei immaginato che, dopo aver attraversato l’Oceano Atlantico e con la vostra esperienza in alto mare, la voglia di una nuova attraversata sarebbe stata troppo forte.

“Come dicevo prima, dopo il primo tarlo è arrivato il secondo. La voglia e l’idea di mollare tutto nuovamente c’è, in tal caso però si tratterebbe di partire per fare tutto il giro del mondo. Nell’immediato però c’è ancora un mese di lavoro, ed a settembre il rientro in Ticino”.

By | 2017-04-04T16:19:08+00:00 marzo 28th, 2015|A terra|0 Comments

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